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Come diventa glam via Brin. Dopo «Eccellenze» arriva «Kapera»

Com’è glam via Brin! A una passo da Eccellenze Campania, di fronte allo studentato dell’Orientale, ha appena inaugurato Kapera, un grande spazio su due livelli che un tempo avremmo definito, senza paura di risultare vintage, Salone di bellezza. Ma questa dizione si sgretola di fronte alla sorpresa che genera la nuova «Comunità emozionale», nata come un fiore in un deserto in via di bonifica. La strada periferica, infatti, almeno nel lembo indicato col numero 69, fa pensare a quei processi di conversione di aree infertili in foreste. E la suggestione del verde è anche reale perché, al secondo piano di questo centro un po’ tra Berlino e il Settecento napoletano con incursioni negli anni ‘50, s’apre una sorta di serra con tanto di giardino pensile. 

 

C’è anche un’accademia di formazione 

Ma chi è Kapera, e soprattutto cosa si è messa in testa? Ce lo racconta Salvatore Somma, born in Pompei, che alla prevue ha accolto anche un estasiato sindaco de Magistris. «Da oltre vent’anni siamo rappresentanti di prodotti cosmetici per capelli. Poi la ditta per la quale lavoravamo è stata assorbita da una multinazionale e noi ci siamo chiesti: perché non creare qualcosa di nostro, imprenditorialmente e identitariamente? Così abbiamo trovato dei soci (per il Centro estetico Ezia Vitale, per i coiffeur e Enzo Paparone e altri ndr), disegnato un progetto importante e aperto la prima sede». Prima? Perché quante ne prevedete? «Centouno. La prossima sarà Milano. Poi una decina in varie città italiane, le altre nel mondo». Qual è l’idea imprenditoriale? «Un’attività polifunzionale, haircare & beauty, un’accademia di formazione, affiancamento ai parrucchieri nei diversi aspetti dell’attività e una linea di abbigliamento». 

 

Il recupero di «We», le decorazioni di Cilento

La bellezza t’accoglie sin dall’ingresso: una quinta in legno, quasi una scenografia settecentesca che l’artista Iole Cilento ha trasformato in una citazione da Tiepolo. L’hanno chiamata per le decorazioni gli architetti dello studio We (l’inglese noi ma anche il napoletano ) Janne Ballone, Fabio Oranges ed Antonella Vitale. «L’allestimento – raccontano – nasce dal concetto del “riuso”, in continuità col complesso Brin, vecchia fabbrica riletta nella contemporaneità». 

 

Pavimento industriale e gocce di cristallo

Si cammina sul pavimento industriale sotto vecchie travi in ferro, ma il glam spunta qua e là da lampadari con gocce di cristallo e finiture in oro. D’impatto teatrale, come avrebbe potuto pensarli Emma Dante, le postazioni per il lavaggio, uno shampoo che s’immagina veramente “emozionale”. Vecchie ante sono diventate fondali per gli specchi. «Le abbiamo recuperate a Lucca – racconta Ballone – e poi trattate singolarmente». Sono, infatti, tutte diverse. Qualcuna ha, però, più appeal perché è dotata di sedia d’epoca, filologicamente compatibile. 

 

Diventare belli con valori umani condivisi

La brochure è un capolavoro, ci si rilassa alla sola lettura: «Prodotti e servizi dai valori umani condivisi (integrità, cooperazione, civiltà, ecosostenibilità, ascolto, onestà), generatori di emozioni nel loro consumo, tali da creare una comunità virtuale, libera e indipendente». 

 

Segreti svelati a colpi di spazzola

A Napoli, in via Brin. Infine la storia della capera – in napoletano parrucchiera, una figura fondante della comunità dei vicoli – che svela a colpi di spazzola i segreti custoditi nei «tuppi».

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